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lunedì 26 luglio 2010

Kubideh Kitchen



Credo che la cucina sia cultura molto più di quello che sembri. Forse ne è dimostrazione che quando si è davvero appassionati di qualcosa si cerca anche di mangiare alimenti in tema. Compreso quelli che bevono succhi di frutta (albicocche?) caldi d'estate dopo aver letto Il maestro e Margherita.

In tutte quelle situazioni in cui non è strettamente necessario per sopravvivere far entrare qualcosa dentro di noi non è un gesto innocuo, ma profondamente culturale e biologico insieme.
Lo sento adesso, mentre guardo mutare le reazioni del mio corpo alla scelta vegetariana, l'ho sentito con minore lucidità quando mi sono adattata alla cucina e al clima inglese, mi sforzo di coglierne i dettagli quando mi fanno da mangiare le persone a cui voglio bene.

Per questo mi sembra bellissima l'iniziativa della Kubideh Kitchen, a Pittsburgh: una piccola cucina che serve cibo da asporto proveniente da paesi in conflitto con gli Stati Uniti.
I paesi si alternano a rotazione, in questo momento la scelta cade sull'Iran e quindi, oltre al Kubideh, piatto tradizionale, si susseguono incontri e cene a tema, una delle quali in collegamento videochat con una cena parallela in Iran.

Anche il design non è male.
Peccato non poter farsi mandare un kubideh a casa!


giovedì 17 giugno 2010

Direttamente dalla dispensa della zia Grazia…

Torta.. no.. Multistrato alle mele e cannella, volevo dire paprica.
(se volete saltare direttamente alla ricetta si trova in fondo al post)

Stasera si svuota la credenza!!
Bella parola, credenza, peccato che non ne esistano più. Insomma, eliminiamo le cose che stazionano tristemente in armadi/fruttiere/angoli reconditi da prima che l'estate cominciasse (e improvvisamente andasse via di nuovo),
olè!

Innanzitutto le mele, causa prima di questa decisione. Anziché il dolce alle briciole di biscotti (di cui vi parlerò presto), la mamma ha voluto fare una cosa che le aveva fatto la zia, sufficientemente semplice perché se la ricordasse.
Prendete quindi le mele incriminate, che di questa stagione fanno solo tristezza e sono molle.
Sbucciatele (sigh) e tagliatele a pezzi piuttosto piccoli: in una padella con lo zucchero, possibilmente grezzo. Lasciatele cuocere da sole, ne saranno felici.

Secondo passo: le uova. Hanno regalato anche a voi 18 uova tutte insieme? So di qualcuno a cui è successo. Per la cronaca viveva da sola.
Purtroppo non useremo per questo dolce 18 uova, ma solo tre tuorli.
Con queste tre sorelline preparate una crema molto liquida aggiungendo (dosi della nonna Venice) 3 cucchiai di farina e 3 cucchiai di zucchero.
Mescolare e scaldare.
Io ho usato lo zucchero non raffinato, che fa tanto bene al vostro colon quindi l'ho fatto scaldare un po' prima di aggiungere il latte. 3 bicchieri e mezzo di latte.
Fate cuocere dolcemente, possibilmente mescolando senza fermarsi mai. Ho detto mai!

Terzo passo: le Marie (ululati in sottofondo)
Spero per voi che non abbiate una sorella che ciclicamente rifornisce la casa di questi biscotti INSULSI. E scusate se uso le maiuscole. Nel latte si ammosciano o impattonano, nel tè si disintegrano, da sole fanno passare la voglia di vivere: come si mangiano le marie? Non a caso prendono il nome da una diva della mia religione preferita, che ama tanto farci soffrire inutilmente. Dice che aiuta.
Le Marie dunque. Che io mangio spalmate della marmellata al cioccolato della zia Maria, e Maria + Maria si annulla diventando una cosa appena accettabile. Le marie dunque. NON compratele apposta! Si riproducono! l'unica altra cosa decente che ci potete fare (oltre alla torta di briciole di biscotti) è un finto tiramisù alla frutta! Ne userete al massimo 2 pacchetti e mezzi, quindi 40 biscotti circa.

Infine, il limoncino. Noi ne abbiamo un resto di secoli e millenni, scampato a così tante razzie che è diventato trasparente e non si può bere più da solo.
Quando non lo usate per il dolce con le briciole dei biscotti, quindi, potete usarlo per imbevere (imbere?) le mefitiche marie, avendolo mescolato prima con acqua.

Uno strato di marie, lo spruzzate di limoncino+acqua, quindi ci spalmate le mele cotte, su cui avete spolverato della cannella NON, come ho fatto io, DELLA PAPRICA.
Il gusto potrebbe lievemente cambiare, e forse con la cannella è meglio. Potrebbbe essere molto interessante anche con lo zenzero grattato o a pezzettini.
Sopra le mele aggiungete la crema.
Quindi ripetete ad libitum. Oppure finché non finiscono gli ingredienti. Lasciate in frigo a rassodare per diverse ore, a occhio direi almeno almeno tre.

Riassumendo:
Prendete delle mele (io ne avevo 4+1 marcia), fatele cuocere in padella con diverse cucchiaiate di zucchero. Quando si sfanno aggiungete la cannella, moderatamente.
Nel frattempo preparate una crema liquida con 3 tuorli, 3 cucchiai rasi di farina e 3 di zucchero, mescolati, più 3 bicchieri e mezzo di latte. Potete aromatizzare con la scorza di limone.
Disponete le marie sul fondo di un recipiente quadrato, spruzzatele di acqua e limoncino mescolati, spalmatele con uno strato di mele non del tutto sfatte, quindi coprite con un po' di crema; ricominciate con i biscotti e continuate fino ad esaurimento.
Passare in frigo per almeno 4-5 ore.

mercoledì 16 giugno 2010

Fra un cupcake e una versione della Carmen...




«[...]
La crisi dell'impiego accademico, risultato di una grande espansione dell'educazione universitaria verificatasi fra la fine del XVI secolo e il principio del XVII, non era solo un fenomeno sociologico; aveva - o si riteneva avesse - anche implicazioni ideologiche.
Per esempio Thomas Hobbes imputò la responsabilità della rivolta contro Carlo I all'ambiente accademico, che insegnando la storia greca e romana aveva indotto il popolo ad ammirare il "glorioso nome della libertà" e di conseguenza a considerare la monarchia come una "tirannide". Il fulcro della ribellione è nelle università, scrive Hobbes:
È infatti cosa ben difficile per gli uomini (che hanno tutti un'opinione elevata del proprio ingegno), dopo aver anche acquisito la cultura dell'università, persuadersi d'esser privi d'una qualsiasi delle capacità necessarie per governare uno stato.



Mark H. Curtis trova esagerato il punto di vista di Hobbes. Sostiene invece che "le università erano pericolose [...] perché preparavano troppi uomini per troppo pochi posti di lavoro".


Al principio del XVII secolo nelle due università si laureavano più di quattrocento studenti ogni anno. Curtis calcola che ci fossero cento studenti in soprannumero rispetto ai posti vacanti nella Chiesa. Questo è solo un aspetto di un processo più generale in cui la mancanza di "opportunità per sfruttare appieno la loro preparazione e il loro ingegno" portava alla formazione di "un gruppo irriducibile di intellettuali alienati che, individualmente o collettivamente, creavano problemi in un'epoca di crescente insoddisfazione verso il regno degli Stuart"
[...]»
da Ian Watt, Miti dell'individualismo moderno, trad. it: Donzelli Editore, 1998, p. 33-4


Ricordo a tutti che a Carlo I è stata tagliata la testa, ma nessuno l'ha ricordato come un martire.


Cosa posso dire: Speriamo!



martedì 11 maggio 2010

Libri: “Ricette immorali” di Manuel Vázquez Montalbán

(inizialmente pubblicato su idranet)

Cosa fanno insieme uno dei più contestati autori “alti” della letteratura italiana e il popolarissimo autore dei romanzi sull’inquisitore Eymerich? Un libretto, smilzo ma prezioso, su un tema piuttosto fuori moda.

Sono passati quasi due secoli da quel periodo complesso e turbolento che vide l’Italia formarsi, prima come obiettivo politico realizzabile, poi come precaria conquista militare: il Risorgimento. Un momento di lotte violente e sanguinose di cui nella coscienza comune restano soltanto le fredde statue equestri e qualche targa agli angoli delle strade.

Eppure, questo il punto da cui partono i due scrittori, il risorgimento, privato della maiuscola e della patina celebrativa, potrebbe essere un materiale incredibile per una narrazione avventurosa, sanguinosa, moderna. Un soggetto potenzialmente esplosivo per il cinema, perfino per lo splatter o il cinema di guerra, che potrebbero nutrirsi degli eccidi, delle violenze che si videro in quei giorni e che oggi resistono in poche testimonianze dell’epoca, difficili da trovare, o dietro alle perifrasi dei libri di storia.

Moresco ed Evangelisti, quindi, accoppiano questi due racconti, ispirati a due diversi momenti del processo risorgimentale, e che riflettono incredibilmente bene le anime dei due scrittori.

Evangelisti apre con le ultime ore della Repubblica Romana del 1949: un giovane soldato decide di non seguire il gruppo dei mazziniani e le variegate truppe che, dopo aver difeso strenuamente la città, cedono il passo ai francesi e si allontanano di notte, in cerca di miglior fortuna. È una carrellata di immagini crudeli, di ritratti delle diverse anime che componevano la grande città e il movimento rivoluzionario.

Il racconto di Moresco, invece, aspira a raccogliere in una catena analogica eventi, concetti e immagini accomunati dalla medesima spinta rivoluzionaria, dalla forza violenta e rigenerante che la caratterizza. Raccoglie insieme il Nabucco in una rappresentazione contemporanea ma scimmiesca, Leopardi e la Batracomiomachia, Pisacane e la sua impresa fallimentare, un set porno, l’infuriare della battaglia durante le Cinque giornate di Milano, l’amore fra due giovani e un misterioso quanto terrificante bombardamento iper-tecnologico.

Più che un racconto è una sceneggiatura, dettagliata negli improvvisi cambi di scena e nell’impetuoso susseguirsi di musiche e silenzi. Le immagini ci scorrono di fronte, terribili o delicate, in un crescendo che culmina nel finale e che è impossibile interrompere.

I due testi si parlano si fronteggiano e si accompagnano quasi armoniosamente, illuminano sprazzi di storia patria davvero vitale e vissuta, finalmente viva e rigenerante.

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Controinsurrezioni

Antonio Moresco e Valerio Evangelisti

Mondadori, 2008

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“Solo gli scrittori potrebbero rianimare il Risorgimento, e farlo uscire dal sacello, simile alla ghiacciaia di un frigorifero, in cui è rinchiuso. Conservato bene, però freddo freddo.”

mercoledì 1 aprile 2009

Colazioni

Saltabeccando per il web (invece di studiare) ho trovato questo fantastico sito: voi cosa mangiate a colazione? visto l'amore di mostrarsi che dimostrano le persone su feisbuk mi piacerebbe fare un'inchiesta, sostanzialmente far partire una catena ma non so bene come... idee?
ma potete anche solo godervi facce e foto: sono sorprendenti a volte!

domenica 1 febbraio 2009

Curiosamente collegate

Mentre la giunta comunale del ben noto Guardiano del Farro rende la vita difficile ai kebabbari in città (fanno cibo etnico! mica come il MacDonald che serve farinata e cecina come antipasto!) muore Mehmet Aygun, il fondatore di doner kebab.
Il nostro benefattore aveva 87 anni, dimostrazione che è un cibo che fa campare a lungo. Un untuoso saluto.

Vi segnalo la notizia, anche se l'articolo è un po' impreciso sulla storia del kebab. Ma nei commenti tutto si fa chiaro.

(immagine: Wikipedia)
Anche se noi lo preferiamo con la piadina :)

domenica 28 dicembre 2008

La Vigilia si mangia di magro, digiuno e astinenza dalle carni!

1. Zuppa igienica
Direttamente dalla madia della nonna: due cespi di scarola e 350 grammi di cannellini, più la loro acqua (ebbene sì, noi abbiamo usato quelli in scatola e ci spargiamo il capo di cenere). Poco altro.

Far lessare la scarola lavata e tagliata in poca acqua (appena sufficiente a ricoprirla) per qualche minuto quindi aggiungere i fagioli. Salare e lasciare andare le due cose insieme finché non è tutto ben cotto, quindi portare in tavola. Condire con un filo d'olio e pepe nero o bianco.

... ebbene sì, è tutto qui, non è meraviglioso? Il sapore è incredibile considerando la semplicità della cosa!
I più viziosi (infedeli) possono aggiungere un soffritto d'aglio e qualche pezzetto di maiale fritto. Ma finiranno all'inferno.

2. Flan morbidi di broccoletti
Questa, invece, è una mia creazione estemporanea:
1/2 kg di broccoli
250 gr di besciamella
2 uova
parmigiano
noce moscata
sale
Lessare i broccoli (con tutto il gambo, Massimo!!), nel frattempo preparare un po' di besciamella1 e sbattere il bianco delle uova con un pizzichino di sale. Appena pronti, scolate i broccoli e metteteli nel frullatore con la besciamella, 3 o 4 cucchiaiate di parmigiano, i tuorli d'uovo, sale e noce moscata. Frullate fino ad ottenere una crema densa, che aggiungerete ai bianchi montati.
Aggiustate di sale e suddividete in stampini monoporzione, ben unti di burro ai lati e con un ciuffetto di broccolo (o una rondella di carota o un pezzetto di formaggio) in cima: se proprio avete tempo da perdere ritagliate dei dischetti di carta da forno delle dimensioni del fondo degli stampini e accomodateceli: il risultato è assicurato, ma anche la perdita di tempo.
In forno caldo (200°) fate cuocere finché sono leggermente gonfi e dorati, servite caldissimi!

1. tanto lo so che vi è avanzata dai cenoni vari! Se invece siete stati risparmiosi dovrebbero bastare 30-40 gr di farina, altrettanti di burro e un quarto di litro di latte more or less. Se risultasse densa aggiungete il latte direttamente nel frullatore

domenica 7 dicembre 2008

Sformato natalizio ovvero Farfalle di Gnocchi alla Trevisana

Dopo questo titolo roboante chissà che sontuosità vi aspettate... e invece eccola qui, semplice semplice:

Per quattro-cinque persone. Tempo di preparazione: un'oretta abbondante

Gnocchi o gnocchetti (chicche) 500 gr
Un cespo e mezzo di trevisana (la restante mangiatela cruda, che fa bene!!)
150 gr di ricotta

parmigiano
aglio
burro
sale

Mettete a bollire l'acqua per gli gnocchi, accendete il forno e nel frattempo lavate la trevisana lasciando da pa
rte le foglie più grandi e belle: due foglie a testa più una foglia lunga e sottile per teglia.
Tagliate la trevisana a listarelle non troppo sottili, mettetele in una larga padella (meglio il wok)

con uno spicchietto d'aglio e un po' d'olio (per i viziosi va bene anche il burro); salatele e appena sono appassite spegnete (togliete il burro), aggiungete la ricotta, un pochino di burro e due manate di parmigiano tagliato a quadratini.
Scolate gli gnocchi appena vengono a galla e mescolateli al condimento. Nella/le teglia/le mettete un foglio di carta da cucina e le foglie larghe della trevisana ad ali di farfalla (tre per lato, sei per teglia): con delicatezza adagiateci gli gnocchi a riempire, cospargete abbondantemente di parmigiano e aggiungete la foglia sottile che fa da corpo.
Far grillare gioiosamente finchè compare la simpatica crosticina dorata, servire caldi.


E se non ci vedete una farfalla siete poveri di fantasia.

...ma non preoccupatevi, dopo natale le ricette saranno corredate di foto! olè!

sabato 15 novembre 2008

La strana coppia: broccoli e ceci

In questo silenzio e in questa calma vorticosa che ho dentro, riesco anche a cucinare.
Mi è impresa impossibile svolgere qualsivoglia relazione sociale, vestirmi per andare in città può diventare oggetto di crisi lamentose. Che bello, sembra di tornare all'adolescenza, trovo davvero poche differenze.Fra tutte un'accresciuta capacità (e desiderio) di creare cose buone, che vi sottopongo in attesa che il mio affetto anche fisico torni a manifestarsi nel mondo.

Broccoli coperti.
Passate in padella parecchi broccoli già lessati con abbondante pepe, peperoncino e aglio.
Nel frattempo passate con mixer a immersione o con il passaverdure (per chi, come me, non sia ancora beneficato dalla corrente elettrica) una buona quantità di ceci anche questi già lessati, possibilmente Ceci dell'Orto di Nene (anzi, del suo Babbo): senza questo ingrediente fondamentale e dalle particolarissime qualità organolettiche la ricetta perde gran parte della sua godibilità (e qui ho perso metà del mio pubblico).
Condite i ceci passati con sale qb, noce moscata e rosmarino (possibilmente, dice mio babbo, intero e legato, da rimuovere prima di servire altrimenti vi rimangono tutte quelle fogline fastidiose in bocca...): dovrebbe venirne una pasta piuttosto densa, semiliquida.
Riempite una teglia oliata coi broccoli, da cui avrete cura di rimuovere aglio e peperoncino io non l'ho fatto con effetti disastrosi) e copriteli con la pasta di ceci.
Spolverate di pangrattato e, per un surplus di libidine, parmigiano grattugiato. Lasciate grillare fino alla comparsa della simpatica crosticina e servite caldo.

Non sembra ma è godibile, proprio buonina! Nutrizionalmente sarebbe un piatto unico ma per i non-magri consiglio di accompagnare con un formaggio stagionato di sapore deciso.

Naturalmente, siete liberi di proporre miglioramenti.

venerdì 15 agosto 2008

Pizza Steppia, ovvero: cucinare rilassa

Per Steppia persone.
Ingredienti: pasta di pizza lievitata (io non impasto, chiedete a marta), due pomodori pelati, mezza scamorza affumicata, pesto.
Easy: i pelati (sbucciati magari) a fette fanno la base, salati appena unti d'olio, sopra fette quasi trasparenti (ma abbondanti) di scamorza e goccioline di pesto: una pizza lievemente tricolore, poco porca e molto gustosa.

Din dan din dan tutti mangio mi ne men dan!
(Angelo si chiamava!, 1960 ca.)

martedì 12 agosto 2008

Barchette di peperoni della nonna Lilia

Per 4 persone.
Passate al forno 4 peperoni lavati finché la buccia non si brunisce, ma le carni sono ancora sode quindi metteteli in un sacchetto di carta da pane a intiepidire: sarà più facile sbucciarli.
Nel frattempo passate nel forno caldo della mollica di pane raffermo tagliata a cubetti, a sufficienza da riempirci i peperoni e poi saltateli in padella con un po' d'olio insieme a prezzemolo e (se piace) aglio tritati insieme fino a quando sono ben indorati. Passate in una padella 5 o 6 grossi pomodori (magari pelati) sbucciati e tritati con un ciuffo abbondante di basilico tagliuzzato. Condite il pane con i pomodori, salate e aggiungete capperi interi e pepe verde in abbondanza. Spellate i peperoni tagliati a metà cercando di romperli il meno possibile, togliete semi e coste bianche e salateli. Riempiteli del composto di pane e pomodori e oliate bene la superficie. Passate in forno per riscaldare e servite.

Ad essere filologici la nonna non ci metteva il pepe verde (ovviamente) e usava il pangrattato vorremmo lasciare almeno le cucine libere dal mefitico morbo della filologgia?

E per finire, 3 versi storici:
Evviva Lenin
Evviva Lenin
Evviva le nincioline!

(da Angelo si chiamava! ovvero: I più famosi detti della Tata Pina ediz. limitata c/o La Prospera)

domenica 11 maggio 2008

di passaggio

sono troppo tumultuosamente rabbiosa per poter scrivere con lucidità altro che sfilze di parolacce (chi mi è accanto lo sa) quindi vi segnalo la mia creazione di oggi:
















preso da qui



e quest'ultimo ritrovato della tecnica:
http://www.youtube.com/watch?v=6q3oNRvRxFA&feature=related