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venerdì 18 marzo 2011

Non i giorni ma le notti

Non i giorni, ma le notti. Le notti sono le più importanti, i momenti in cui davvero so che ci sei. Quando ci muoviamo in uno spazio piccolo piccolo e ci incastriamo, senza svegliarci. Quando tu fai cose di cui non ti ricorderai al mattino e mi stringi, mi sposti mi accarezzi i capelli - senza davvero sapere cosa stai facendo, ma con un senso sottile del fatto che accanto a te ci sono io.

sabato 28 marzo 2009

[L'industria culturale] si differenzia dall'arte popolare. [...] In ogni suo settore vengono confezionati in modo più o meno pianificato dei prodotti fatti apposta per il consumo di massa, e che tale consumo determinano a loro volta in larga misura. I singoli settori sono strutturati in modo simile o quanto meno sono reciprocamente accordati. Quasi senza lacune, costituiscono un sistema. Ciò è consentito sia dagli odierni strumenti della tecnica, sia dalla concentrazione economica e amministrativa. Industria culturale è premeditata integrazione dall'alto dei suoi consumatori. Costringe a un'unione forzata tra gli ambiti, separati per millenni, di arte superiore e inferiore. A danno di entrambe. Speculando sull'effetto la prima perde di serietà; e la seconda, con l'incivilimento che l'addomestica, smarrisce la recalcitrante forza d'opposizione che ha posseduto fino a quando il controllo sociale non è divenuto totale. [...] Il cliente non è, come l'industria culturale vorrebbe far credere, il sovrano, il soggetto di tale industria, bensì il suo oggetto.
Adorno, L'industria culturale, 1963

Non so se questo breve brano renda l'idea, credo che alla metà dei lettori resti oscuro, eall'altra metà già noto, ma sentivo il bisogno di condividerlo, sempre sulla scia delle meditazioni di qualche settimana (mese) fa.

Naturalmente sono tutti temi, linguaggi (le "masse", "l'industria culturale", l'"arte") ormai desueti, così strapazzati e venduti da risultare vuoti: in quel caso che questo sia solo il documento, l'originale della figurina che ci siamo sciroppati, direttamente o indirettamente, nella nostra formazione pseudo politica di persone di sinistra.
Altrimenti, chiedete ancora e vi sarà dato: sono un profeta generoso! :)

lunedì 27 ottobre 2008

Puntata alternativa.

In tutto questo gran casino mi sono dimenticata una cosa fondamentale, una di quelle cose per cui normalmente si usano gli spazi internet.

Volevo ringraziare per l'incredibile ondata d'affetto che mi ha circondato in queste settimane, dalla fine di settembre a questi ultimi giorni.
Come sanno tutti quelli che conoscono il mio nome nel linguaggio dei segni è mio gusto particolare farmi compatire Vel coccolare nei momenti di bisogno (cioè quasi sempre) e in questo periodo la risposta del pubblico ha superato qualsiasi mia aspettativa, sia in piccolo che in grande; ovvero sia nelle piccole relazioni, le conoscenze e le amicizie sottili e passeggere che nelle relazioni importanti, quelle stabili e solide che mi hanno stupito con piccoli pensieri e una forza inaspettata. Ancora oggi mi è capitato di scoprire un piccolo pensiero lasciato dopo l'ultima cena (eravamo 13 a tavola, giusto?) di cui non mi ero accorta: crazie!

uhm... basta. e grazie ancora se dovesse servire.

sabato 25 ottobre 2008

La mia indifferenza e ripugnanza per la politica cresce mentre mi immergo nell'inutilità della critica letteraria (se mi sente la bene mi spara): ah ma quant'è bella la bellezza, ma quanto siamo bravi noi che la vediamo, ma quanti colori ci sono in una goccia d'acqua sulla fogliolina nell'occhiuzzo del cerbiattino che nel boschetto corre corre corre il cacciatore gli spara e muore. Questa una versione boschiva di quello che sto leggendo adesso.
Bene, mentre tutte queste simpatiche riflessioni si sviluppano il mondo continua a girare e la gelmini nella pausa fra parrucchiere e lifting incontra gli studenti inkazzati (sì, con la K, come sono ggiovane) fra cui il nostro (e vostro) rappresentate degli studenti al senato accademico. L'incontro finisce così:
VISTA L'INDISPONIBILITà DELLA MINISTRA A COLLABORARE AD UNA RIFORMA SERIA
NOI STUDENTI CONTINUIAMO CON LE MOBILITAZIONI!!!
la gelmini: l'importante che siano pacifiche.
Viste le premesse lasciate nel post precedente, direi di sì.
Quindi, miei piccoli rivoluzionari dai riccioli al vento vi lascio con un appuntamento: Lunedì sera ad Otto e mezzo su La7 ci sarà Maurizio (Falsone) nostro rappresentante al senato accademico... stiamo monopolizzando otto e mezzo! alla scorsa puntata c'era pasquali!

domenica 15 giugno 2008

Le nostre ovaie: lezione seconda aperta a chi ne è privo

Ora immaginate un mondo popolato d'Amore e di Possibilità. Questo è il nostro mondo.
Noi tutti ci portiamo appresso, ancor più che i pezzettini dei Noi passati, ovvero delle infinite famiglie che ci hanno generati, la gran parte delle generazioni che ci seguiranno. Quando nasciamo, mentre ci formiamo, portiamo già dentro di noi tutte le ovette (ovvero tutti i bambini, possibili e impossibili) che porteremo a maturazione nella nostra vita - oppure, nel caso delle Killer Seriali da Pillola, che espelleremo senza maturare, uccidendo delle giovani vite innocenti, dei virgulti in fiore. è precoce pensare che queste ovette portino al loro interno più che il loro stesso essere (ovvero le generazioni a venire, come dicevo), come sarebbe precoce pensare che tutti i simpatici spermini che navigano nei mari gonadei dell'uomo contengano a loro volta generazioni a venire... ma pensate, fate uno sforzo d'immaginazione e pensate, a tutti questi bambini e bambine future che si incontrano, si riconoscono nelle nostre città piovresche, sugli autobus affollati, negli areoporti ovette e spermini che si salutano e prevedono le reciproce possibilità, mentre noi siamo preoccupati solo di coprirli, nasconderli, camuffarli (a volte pochissimo, vedi il caso dei Fegatelli). Non è meraviglioso? non vi prende la vertigine da generazione? Ultimamente mi scopro a guardarmi la mia pancia con incredibile stupore e meraviglia (come quando mi sono contata le dita dei piedi per la prima volta): quanto di me c'è in me, quanto di ultra-me già posseggo, in termini di retaggi passati e shock psicologico-culturali che lascerò ai miei non-figli (ovvero ai Vostri, possibili folli che me li affiderete)! E' bellissimo! Fa venir voglia di sfornare quanti più pasticcini-bambino possibile per valutare le differenze, come coi gatti. Solo che è molto più dispendioso generare e nutrire 12 figli, genitori compresi - e io non arriverò mai alla perfezione della Giarotta, madre esemplare e vittima per la Famiglia. Anche se discretamente Puttana (non mi ha fatto dormire).

baci allucinati a tutt*

(ah, che sfogo l'asterisco! ho deciso che lo uso, per la sua assurdità!)

giovedì 12 giugno 2008

Di primavere improvvise

ai sorrisi ritornati,
al sole che c'è sempre
al Poeta inaspettato

[...]

Tutto ora tace, o vedovo Clitunno,
Tutto: de' vaghi tuoi delubri un solo
T'avanza, e dentro pretestato nume
Tu non vi siedi.

Non più perfusi del tuo fiume sacro
Menano i tori, vittime orgogliose
Torfei romani a i templi aviti: Roma
Più non trionfa.

Più non trionfa, poi che un galileo
Di rosse chiome il Campidoglio ascese,
Gittole in braccio una sua croce e disse
- Portala, e servi. -

Fuggir le ninfea piangere ne' fiumi
Occulte e dentro i cortici materni,
Od ululando dileguaron come
Nuvole a i monti,

Quando una strana compagnia, tra i bianchi
Templi spogliati e i colonnati infranti,
Procedé lenta, in neri sacchi avvolta,
Litaniando.

E sovra i campi del lavoro umano
Sonanti e i clivi memori d'impero
Fece deserto, et il deserto disse
Regno di Dio.

Strappar le turbe a i santi aratri, a i vecchi
padri aspettanti, a le fiorenti mogli;
Ovunque il divo sol benedicea,
Maledicenti.

Maledicenti a l'opre de la vita
E de l'amore, ei deliraro atroci
Congiugnimenti di dolor con Dio
Su rupi e in grotte:

Discesero ebri di dissolvimento
A le cittadi, e in ridde paurose
Al crocefisso supplicarono, empi,
D'essere ebietti.

Salve, o serena de l'Ilisso in riva,
O intera e dritta a i lidi almi del Tebro
Anima umana; i foschi dì passaro,
Risorgi e regna.

[...]
Carducci, Odi Barbare

giovedì 3 aprile 2008

ex-uffa

Grazie a tutti.

ma soprattutto Grazie alla mia principessa spupporata
che dice quello che non avrò mai il coraggio di dire
che sorride come io mai potrò sorridere
che ama come io non amerò mai.

martedì 25 marzo 2008

message in a bottle (sting)


perché nessuno mi chiede come sto?

Ovviamente si escludono gli amichetti ubriachi
Ovviamente si escludono quelli che hanno Altri problemi a cui pensare
Ovviamente si escludono tutti quelli che mi sono troppo lontani per capire
Ovviamente si escludono quelli che me lo chiedono ma non sentono la risposta

E si astengano per favore quelli che non hanno voglia di sentire lamentele
E tutti quelli che mi diranno che andrà tutto bene
E quelli (gli stessi, prob) che non sanno quel che dicono.

Chi mi resta? Nessuno? Non so, anche perché non so chi legga queste righe.
Probabilmente nessuno pure per colpa mia, perché sono diventata un po' stronza solitaria (sono diventata solitaria, stronza son sempre stata) ma non esiste un servizio AASS (Aiuti Agli Stronzi Solitari) ???

...

Che bella questa cultura del web che uno si scrive, si risponde e si consola da solo pensando (sperando) che qualcuno al di là di questa stanza che sa di minestrone congelato legga per puro caso queste parole; qualcuno che cercava qualcos'altro e si trova questo, magari qualcuno che riesce a ficcarmi in testa come si scrive qualcos'altro qualcun altro nient'altro null'altro e compagnia bella. Fior fiore d'italianiste c'hanno provato e nessuno c'è riuscito, quindi semino qui un po' di parole-trappola per richiamare incauti navigatori (possibilmente linguisti e grammatici) in queste secche del pensiero.

ciancicare osteoporosi mignotta evento stereofonico teledildonico agorafobico isterismo?









.... e per la cronaca ho tentato di sbrodolarmi poco ma si vede che sciogliere la lingua fa male alla sintesi. La prossima volta la lascio annodata.

venerdì 7 marzo 2008

in onore del sole

Scarsa lingua di terra che orla il mare,
chiude la schiena arida dei monti;
scavata da improvvisi fiumi; morsa
dal sale come anello d'ancoraggio;
percossa dalla fersa; combattuta
dai venti che ti recano dal largo
l'alghe e le procellarie
- ara di pietra sei, tra cielo e mare
levata, dove brucia la canicola
aromi di selvagge erbe.
Liguria,
l'immagine di te sempre nel cuore,
mia terra, porterò, come chi parte
il rozzo scapolare che gli appese
lagrimando la madre.
Ovunque fui
nelle contrade grasse dove l'erba
simula il mare; nelle dolci terre
dove si sfa di tenerezza il cielo
su gli attoniti occhi dei canali
e van femmine molli bilanciando
secchi d'oro sull'omero - dovunque,
mi trapassò di gioia il tuo pensato
aspetto.

Quanto ti camminai ragazzo! Ad ogni
svolto che mi scopriva nuova terra,
in me balzava il cuore di Caboto
il dì che dal malcerto legno scorse
sul mare pieno di meraviglioso
nascere il Capo.

Bocconi mi buttai sui tuoi fonti,
con l'anima e i ginocchi proni, a bere.
Comunicai di te con la farina
della spiga che ti inazzurra i colli,
dimenata e stampata sulla madia,
condita dall'olivo lento, fatta
sapida dal basilico che cresce
nella tegghia e profuma le tue case.
Nei porti delle tue città cercai,
nei fungai delle tue case, l'amore,
nelle fessure dei tuoi vichi.
Bevvi
alla frasca ove sosta il carrettiere,
nella cantina mucida, dal gotto
massiccio, nel cristallo
tolto dalla credenza, il tuo vin aspro
- per mangiare di te, bere di te,
mescolare alla tua vita la mia
caduca.
Marchio d'amore nella carne, varia
come il tuo cielo ebbi da te l'anima,
Liguria, che hai d'inverno
cieli teneri come a primavera.
Brilla tra i fili della pioggia il sole,
bella che ridi
e d'improvviso in lagrime ti sciogli.
Da pause di tepido ingannate,
s'aprono violette frettolose
sulle prode che non profumeranno.

Le petraie ventose dei tuoi monti,
l'ossame dei tuoi greti;
il tuo mare se vi trascina il sole
lo strascico che abbaglia o vi saltella
una manciata fredda di zecchini
le notti che si chiamano le barche;
i tuoi docili clivi, tocchi d'ombra
dall'oliveto pallido, canizie
benedicente a questa atroce terra:
- aspri o soavi, effimeri od eterni,
sei tu, terra, e il tuo mare, i soli volti
che s'affacciano al mio cuore deserto.

Io pagano al tuo nume sacrerei,
Liguria, se campassi della rete,
rosse triglie nell'alga boccheggianti;
o la spalliera di limoni al sole,
avessi l'orto; il testo di garofani,
non altro avessi:
i beni che tu doni ti offrirei.
L'ultimo remo, vecchio marinaio
t'appenderei.

Ché non giovano, a dir di te, parole:
il grido del gabbiano nella schiuma
la collera del mare sugli scogli
è il solo canto che s'accorda a te.

Fossi al tuo sole zolla che germoglia
il filuzzo dell'erba. Fossi pino
abbrancato al tuo tufo, cui nel crine
passa la mano ruvida aquilone.
Grappolo mi cocessi sui tuoi sassi.

Camillo Sbarbaro in Rimanenze