mi sento in colpa per le frivolezze appena pubblicate, così ripubblico senza impegno, vi mando questa intervista su eddyburg, un giornale online scoperto da poco, che potrà interessare le vostre coscienze. Olmi e Petrini che discutono di ambiente: una meraviglia.
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martedì 5 maggio 2009
martedì 16 dicembre 2008
tre facce
Oggi ho visto 3 cose strane:
1. un ragazzo con gli occhi da bambino che faceva finta di essere un Uomo
2. una bambina-donna-bambina piangere
3. un sorriso sornione
1. Questo ragazzo guardava sfottendo un ragazzo più basso e più vecchio che lo accusava di aver staccato i suoi volantini, "sono metodi fascisti" gli diceva. E io ero perfettamente ragione, soprattutto perché il bambino, inconsapevole di comportarsi da verme e pensando di comportarsi da uomo, pensa anche di essere di sinistra, estremamente di sinistra. Ho fatto male a non fermarmi? a non prendere le difese di chi so avere (almeno in parte, almeno in quell'attimo breve) ragione?
2. A volte succede che il nord, il sud perdano il loro posto, che gli affetti carambolino d'improvviso e la stima si rompa: come azzannare un fiorellino di sfoglia che si sfalda, si perde, si scioglie in bocca. Questo sapeva d'amaro. Come devo comportarmi? Accusare chi sappiamo colpevole? comprendere la sua debolezza e (imperdonabile) leggerezza? In fondo nessuno è innocente nelle relazioni d'amore. In fondo.
3. il sorriso di uno che vorrebbe piacere a tutti e che non piace a nessuno perché fa un lavoro brutto e lo fa male. Forse non può davvero fare altrimenti per sopravvivere senza combattere troppo: può essere dura fare ciò che non ti piace, un lavoro burocratico e non semplice, legato a contratti e concorsi angosciosi e sempre nuovo; può servire appoggiare e servire, può essere utile essere utile e offrire le proprie mani cieche e la propria faccia. Tanto è vuota, e triste.
Poi ho visto occhi che specchiavano i miei, felici ma tristi (forse anche per la mia assenza e fuggevolezza? Ho visto il sole specchiato nell'acqua del greto, che di questi tempi invernali si mostra poco, il prezioso.
e tanti altri occhi e mani affettuose e respiri e voci.
1. un ragazzo con gli occhi da bambino che faceva finta di essere un Uomo
2. una bambina-donna-bambina piangere
3. un sorriso sornione
1. Questo ragazzo guardava sfottendo un ragazzo più basso e più vecchio che lo accusava di aver staccato i suoi volantini, "sono metodi fascisti" gli diceva. E io ero perfettamente ragione, soprattutto perché il bambino, inconsapevole di comportarsi da verme e pensando di comportarsi da uomo, pensa anche di essere di sinistra, estremamente di sinistra. Ho fatto male a non fermarmi? a non prendere le difese di chi so avere (almeno in parte, almeno in quell'attimo breve) ragione?
2. A volte succede che il nord, il sud perdano il loro posto, che gli affetti carambolino d'improvviso e la stima si rompa: come azzannare un fiorellino di sfoglia che si sfalda, si perde, si scioglie in bocca. Questo sapeva d'amaro. Come devo comportarmi? Accusare chi sappiamo colpevole? comprendere la sua debolezza e (imperdonabile) leggerezza? In fondo nessuno è innocente nelle relazioni d'amore. In fondo.
3. il sorriso di uno che vorrebbe piacere a tutti e che non piace a nessuno perché fa un lavoro brutto e lo fa male. Forse non può davvero fare altrimenti per sopravvivere senza combattere troppo: può essere dura fare ciò che non ti piace, un lavoro burocratico e non semplice, legato a contratti e concorsi angosciosi e sempre nuovo; può servire appoggiare e servire, può essere utile essere utile e offrire le proprie mani cieche e la propria faccia. Tanto è vuota, e triste.
Poi ho visto occhi che specchiavano i miei, felici ma tristi (forse anche per la mia assenza e fuggevolezza? Ho visto il sole specchiato nell'acqua del greto, che di questi tempi invernali si mostra poco, il prezioso.
e tanti altri occhi e mani affettuose e respiri e voci.
domenica 12 ottobre 2008
Prima puntata
Io ero, quell'inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi son messo a raccontare. Ma bisogna dica ch'erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto. Da molto tempo questo, ed ero col capo chino. Vedevo manifesti di giornali squillanti e chinavo il capo; vedevo amici, per un'ora, due ore, e stavo con loro senza dire una parola, chinavo il capo; e avevo una ragazza o moglie che mi aspettava ma neanche con lei dicevo una parola, anche con lei chinavo il capo. Pioveva intanto e passavano i giorni, i mesi, e io avevo le scarpe rotte, l'acqua che mi entrava nelle scarpe, e non vi era più altro che questo: pioggia, massacri sui manifesti dei giornali, e acqua nelle mie scarpe rotte, muti amici, la vita in me come un sordo sogno, e non speranza, quiete.
Questo era il terribile: la quiete nella non speranza. Credere il genere umano perduto e non aver febbre di fare qualcosa in contrario, voglia di perdermi, ad esempio, con lui. Ero agitato da astratti furori, non nel sangue, ed ero quieto, non avevo voglia di nulla. Non mi importava che la mia ragazza mi aspettasse; raggiungerla o no, o sfogliare un dizionario era per me lo stesso; e uscire a vedere gli amici, gli altri, o restare in casa era per me lo stesso. Ero quieto; ero come se non avessi mai avuto un giorno di vita, né mai saputo cosa significa esser felici, come se non avessi nulla da dire, da affermare, negare, nulla di mio da mettere in gioco, e nulla da ascoltare, da dare e nessuna disposizione a ricevere, e come se mai in tutti i miei anni di esistenza avessi mangiato pane, bevuto vino, o bevuto caffé, mai stato a letto con una ragazza, mai avuto dei figli, mai preso a pugni qualcuno, o non credessi tutto questo possibile, come se mai avessi avuto un'infanzia in Sicilia tra i fichidindia e lo zolfo, nelle montagne; ma mi agitavo entro di me per astratti furori, e pensavo il genere umano perduto, chinavo il capo, e pioveva, non dicevo una parola agli amici, e l'acqua mi entrava nelle scarpe.
Questo era il terribile: la quiete nella non speranza. Credere il genere umano perduto e non aver febbre di fare qualcosa in contrario, voglia di perdermi, ad esempio, con lui. Ero agitato da astratti furori, non nel sangue, ed ero quieto, non avevo voglia di nulla. Non mi importava che la mia ragazza mi aspettasse; raggiungerla o no, o sfogliare un dizionario era per me lo stesso; e uscire a vedere gli amici, gli altri, o restare in casa era per me lo stesso. Ero quieto; ero come se non avessi mai avuto un giorno di vita, né mai saputo cosa significa esser felici, come se non avessi nulla da dire, da affermare, negare, nulla di mio da mettere in gioco, e nulla da ascoltare, da dare e nessuna disposizione a ricevere, e come se mai in tutti i miei anni di esistenza avessi mangiato pane, bevuto vino, o bevuto caffé, mai stato a letto con una ragazza, mai avuto dei figli, mai preso a pugni qualcuno, o non credessi tutto questo possibile, come se mai avessi avuto un'infanzia in Sicilia tra i fichidindia e lo zolfo, nelle montagne; ma mi agitavo entro di me per astratti furori, e pensavo il genere umano perduto, chinavo il capo, e pioveva, non dicevo una parola agli amici, e l'acqua mi entrava nelle scarpe.
Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia
domenica 31 agosto 2008
La storia delle cose
Mi scuso per un altro post ripetitore, ma ora come ora è già tanto trovare il tempo per questo. Servirà a qualcosa tutta questa fatica?
Intanto puppatevi la storia delle cose: è IMPORTANTE CHE LO GUARDIATE, SE NON L'AVETE ANCORA FATTO. Se l'avete già letto, come direbbe Manzoni, passate al prossimo post.
e ANCHE la seconda parte!!
uff non mi ero accorta che c'è anche la parte terza. Scusate, la pagina sarà pesantissima, ma è necessario. E poi se vi lasciavo solo i link a youtube chi c'andava?? :)
è tutto per oggi
Intanto puppatevi la storia delle cose: è IMPORTANTE CHE LO GUARDIATE, SE NON L'AVETE ANCORA FATTO. Se l'avete già letto, come direbbe Manzoni, passate al prossimo post.
e ANCHE la seconda parte!!
uff non mi ero accorta che c'è anche la parte terza. Scusate, la pagina sarà pesantissima, ma è necessario. E poi se vi lasciavo solo i link a youtube chi c'andava?? :)
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domenica 15 giugno 2008
Le nostre ovaie: lezione seconda aperta a chi ne è privo
Ora immaginate un mondo popolato d'Amore e di Possibilità. Questo è il nostro mondo.
Noi tutti ci portiamo appresso, ancor più che i pezzettini dei Noi passati, ovvero delle infinite famiglie che ci hanno generati, la gran parte delle generazioni che ci seguiranno. Quando nasciamo, mentre ci formiamo, portiamo già dentro di noi tutte le ovette (ovvero tutti i bambini, possibili e impossibili) che porteremo a maturazione nella nostra vita - oppure, nel caso delle Killer Seriali da Pillola, che espelleremo senza maturare, uccidendo delle giovani vite innocenti, dei virgulti in fiore. è precoce pensare che queste ovette portino al loro interno più che il loro stesso essere (ovvero le generazioni a venire, come dicevo), come sarebbe precoce pensare che tutti i simpatici spermini che navigano nei mari gonadei dell'uomo contengano a loro volta generazioni a venire... ma pensate, fate uno sforzo d'immaginazione e pensate, a tutti questi bambini e bambine future che si incontrano, si riconoscono nelle nostre città piovresche, sugli autobus affollati, negli areoporti ovette e spermini che si salutano e prevedono le reciproce possibilità, mentre noi siamo preoccupati solo di coprirli, nasconderli, camuffarli (a volte pochissimo, vedi il caso dei Fegatelli). Non è meraviglioso? non vi prende la vertigine da generazione? Ultimamente mi scopro a guardarmi la mia pancia con incredibile stupore e meraviglia (come quando mi sono contata le dita dei piedi per la prima volta): quanto di me c'è in me, quanto di ultra-me già posseggo, in termini di retaggi passati e shock psicologico-culturali che lascerò ai miei non-figli (ovvero ai Vostri, possibili folli che me li affiderete)! E' bellissimo! Fa venir voglia di sfornare quanti più pasticcini-bambino possibile per valutare le differenze, come coi gatti. Solo che è molto più dispendioso generare e nutrire 12 figli, genitori compresi - e io non arriverò mai alla perfezione della Giarotta, madre esemplare e vittima per la Famiglia. Anche se discretamente Puttana (non mi ha fatto dormire).
baci allucinati a tutt*
(ah, che sfogo l'asterisco! ho deciso che lo uso, per la sua assurdità!)
Noi tutti ci portiamo appresso, ancor più che i pezzettini dei Noi passati, ovvero delle infinite famiglie che ci hanno generati, la gran parte delle generazioni che ci seguiranno. Quando nasciamo, mentre ci formiamo, portiamo già dentro di noi tutte le ovette (ovvero tutti i bambini, possibili e impossibili) che porteremo a maturazione nella nostra vita - oppure, nel caso delle Killer Seriali da Pillola, che espelleremo senza maturare, uccidendo delle giovani vite innocenti, dei virgulti in fiore. è precoce pensare che queste ovette portino al loro interno più che il loro stesso essere (ovvero le generazioni a venire, come dicevo), come sarebbe precoce pensare che tutti i simpatici spermini che navigano nei mari gonadei dell'uomo contengano a loro volta generazioni a venire... ma pensate, fate uno sforzo d'immaginazione e pensate, a tutti questi bambini e bambine future che si incontrano, si riconoscono nelle nostre città piovresche, sugli autobus affollati, negli areoporti ovette e spermini che si salutano e prevedono le reciproce possibilità, mentre noi siamo preoccupati solo di coprirli, nasconderli, camuffarli (a volte pochissimo, vedi il caso dei Fegatelli). Non è meraviglioso? non vi prende la vertigine da generazione? Ultimamente mi scopro a guardarmi la mia pancia con incredibile stupore e meraviglia (come quando mi sono contata le dita dei piedi per la prima volta): quanto di me c'è in me, quanto di ultra-me già posseggo, in termini di retaggi passati e shock psicologico-culturali che lascerò ai miei non-figli (ovvero ai Vostri, possibili folli che me li affiderete)! E' bellissimo! Fa venir voglia di sfornare quanti più pasticcini-bambino possibile per valutare le differenze, come coi gatti. Solo che è molto più dispendioso generare e nutrire 12 figli, genitori compresi - e io non arriverò mai alla perfezione della Giarotta, madre esemplare e vittima per la Famiglia. Anche se discretamente Puttana (non mi ha fatto dormire).
baci allucinati a tutt*
(ah, che sfogo l'asterisco! ho deciso che lo uso, per la sua assurdità!)
mercoledì 21 maggio 2008
Lettera a uno scrittore con l'orologio d'oro
ho fatto un sogno oggi pomeriggio.
Stavo leggendo dei morti ammazzati di Napoli nel 200* ed evidentemente mi sono addormentata. faceva fresco in camera mia, il basilico brillava forte nel tardo pomeriggio e nel mio sogno si è fatto pianta, si è fatto pergola odorosa, si è fatto il legno chiaro delle nostre panchine. Eravamo lì, un po', non molti, un pubblico selezionato. ragazzine, un paralitico, uno scapigliato, un paio di signori interessati. Dall'altra parte del bancone, già rosso di sangue e bagnato, stava Hemingway con due angeli custodi, a destra e sinistra, due Cherubini strabici. Erano felici, Ernesto e i cherubini, chiacchieravano contenti del libro di poesie che ha scritto, da morto. Parla di carcerati, di malati, di roba. Parla come i giornalisti, ma separando con spazi ad effetto le parole. Parla di cose che non ha mai visto (essendo morto): la roba? chi la cerca più! I carcerati? descritti come cose chiuse nelle prigioni. L'ha mai visto lui un carcerato, davvero? c'ha mai parlato? io no, per questo non ne scrivo. Non parlo dei morti di aids se non so che cosa siano, se le mie fonti sono pulp fiction e al meglio un po' di almodòvar. Io sto zitta, sono sempre stata zitta sulle cose che non conoscevo, ma questo l'ho visto, lo conosco: c'era un prigioniero, nella sala a cielo aperto, entrato di soppiatto nel Tempio per rubare un po' di parole scritte (o per portarle a un amico di dentro) e nessuno, l'ha visto, nessuno c'ha parlato; s'è sentito chiamare per nome "prigioniero" ma poi ha visto che era di carta, s'è tranquillizzato e se n'è andato per la sua strada. E poi c'era uno, in un angolo, fra i libri in inglese e quelli di viaggi, proprio sotto la foto di Ernest con la moglie, con la siringa nel braccio e i segni dell'aids (che io non conosco) sulle braccia, nei vestiti, sulla faccia. Stava morendo, d'overdose o di schifo e io volevo alzarmi ma non potevo, stavano sempre parlando, l'angioletto rassicurava i baffetti che un critico non critica, asserisce, al limite corregge il tiro. E quello lì, moriva. e Loro parlavano, si davano pacche sulle spalle "che fatica pubblicare, produrre!". Ma poi fortunatamente ho mosso un sopracciglio e tutto s'è rivelato, ha cominciato a rimpicciolire e crescere, le bocche smisurate inutili, le mani vuote, bucate, l'orologio d'oro... diventava tutto più piccolo, inutile, riportato in poco tempo a ciò che è: una figurina di carta, un Ken e
. tutti piccoli, sempre più piccoli... E mi sono svegliata. Accanto a me sempre il libro dei lunghi coltelli, di carta anche lui, ma vero.
Meno male che era solo un sogno.
Stavo leggendo dei morti ammazzati di Napoli nel 200* ed evidentemente mi sono addormentata. faceva fresco in camera mia, il basilico brillava forte nel tardo pomeriggio e nel mio sogno si è fatto pianta, si è fatto pergola odorosa, si è fatto il legno chiaro delle nostre panchine. Eravamo lì, un po', non molti, un pubblico selezionato. ragazzine, un paralitico, uno scapigliato, un paio di signori interessati. Dall'altra parte del bancone, già rosso di sangue e bagnato, stava Hemingway con due angeli custodi, a destra e sinistra, due Cherubini strabici. Erano felici, Ernesto e i cherubini, chiacchieravano contenti del libro di poesie che ha scritto, da morto. Parla di carcerati, di malati, di roba. Parla come i giornalisti, ma separando con spazi ad effetto le parole. Parla di cose che non ha mai visto (essendo morto): la roba? chi la cerca più! I carcerati? descritti come cose chiuse nelle prigioni. L'ha mai visto lui un carcerato, davvero? c'ha mai parlato? io no, per questo non ne scrivo. Non parlo dei morti di aids se non so che cosa siano, se le mie fonti sono pulp fiction e al meglio un po' di almodòvar. Io sto zitta, sono sempre stata zitta sulle cose che non conoscevo, ma questo l'ho visto, lo conosco: c'era un prigioniero, nella sala a cielo aperto, entrato di soppiatto nel Tempio per rubare un po' di parole scritte (o per portarle a un amico di dentro) e nessuno, l'ha visto, nessuno c'ha parlato; s'è sentito chiamare per nome "prigioniero" ma poi ha visto che era di carta, s'è tranquillizzato e se n'è andato per la sua strada. E poi c'era uno, in un angolo, fra i libri in inglese e quelli di viaggi, proprio sotto la foto di Ernest con la moglie, con la siringa nel braccio e i segni dell'aids (che io non conosco) sulle braccia, nei vestiti, sulla faccia. Stava morendo, d'overdose o di schifo e io volevo alzarmi ma non potevo, stavano sempre parlando, l'angioletto rassicurava i baffetti che un critico non critica, asserisce, al limite corregge il tiro. E quello lì, moriva. e Loro parlavano, si davano pacche sulle spalle "che fatica pubblicare, produrre!". Ma poi fortunatamente ho mosso un sopracciglio e tutto s'è rivelato, ha cominciato a rimpicciolire e crescere, le bocche smisurate inutili, le mani vuote, bucate, l'orologio d'oro... diventava tutto più piccolo, inutile, riportato in poco tempo a ciò che è: una figurina di carta, un Ken e
. tutti piccoli, sempre più piccoli... E mi sono svegliata. Accanto a me sempre il libro dei lunghi coltelli, di carta anche lui, ma vero.Meno male che era solo un sogno.
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martedì 1 aprile 2008
paradigma
un paradigma, in greco, è un esempio. Su un paradigma del mondo, ovvero in modo deduttivo, noi siamo bituati a costruire il mondo che conosciamo. Stamattina a lezione il professore ci ha proposto di guardare il mondo in modo in modo abduttivo.
Indipoi un mio amico mi ha chiesto un commento su un suo racconto, che presto verrà pubblicato. è qualcosa di diverso da tuto quello che ho letto finora, e la cosa non mi è piaciuta; ma, in onore del mio nuovo metodo abduttivo, ho cercato di cavarne qualcosa. e ne ho cavato che è STUPENDAMENTE NAIF. è meraviglio, la più spontanea espressione di una persona. se tutti si riuscisse a parlare così, a presentare così il proprio Essere, saremmo a cavallo: niente più incomprensioni, misunderstandings o liti.
Meraviglioso. Benvenuto a te, metodo Abduttivo.
olè!
Indipoi un mio amico mi ha chiesto un commento su un suo racconto, che presto verrà pubblicato. è qualcosa di diverso da tuto quello che ho letto finora, e la cosa non mi è piaciuta; ma, in onore del mio nuovo metodo abduttivo, ho cercato di cavarne qualcosa. e ne ho cavato che è STUPENDAMENTE NAIF. è meraviglio, la più spontanea espressione di una persona. se tutti si riuscisse a parlare così, a presentare così il proprio Essere, saremmo a cavallo: niente più incomprensioni, misunderstandings o liti.
Meraviglioso. Benvenuto a te, metodo Abduttivo.
olè!
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