martedì 11 maggio 2010

Libri: "Cassandra" di Christa Wolf

(inizialmente pubblicato su idranet)

Un viaggio straordinario nel mito greco: Cassandra, la mistica preveggente, rinasce in questo bellissimo libro di Christa Wolf.


Chi ha detto che i grandi cantori omerici non esistono più? La voce potente di Christa Wolf sale da queste pagine a raccontare la vita della principessa preveggente, figlia di Priamo ed Ecuba, prima e dopo la caduta della sua città, Troia.

Il libro si apre di fronte alle mura di Micene: una voce ricorda che Cassandra ha attraversato proprio quella porta, un tempo; evocata da quei sassi, ora sbriciolati dai secoli, emerge quindi la voce della principessa chiaroveggente, ormai schiava di Agamennone, che presagisce la sua fine imminente.

Il racconto si snoda fra i ricordi di Cassandra, recenti e lontani, e ne ripercorre l'esistenza straordinaria: il sacerdozio e il dono di Apollo, il complicato rapporto con Enea, la guerra a Troia.

Christa Wolf crea in Cassandra un personaggio straordinario, complesso, estremamente moderno; si muove fra il palazzo reale e il tempio, entra in contatto con le misteriose sacerdotesse di Cibele, che trasmettono un culto antichissimo; comprende le dure necessità del governo, prevede l'arrivo della guerra e della distruzione con dolorosa razionalità. Con la voce di Cassandra Christa Wolf riesce a riflettere senza enfasi e con profondità sul ruolo della donna, sugli intrecci e le necessità del potere politico, del potere economico e di quello religioso. Attraverso il personaggio mitico queste riflessioni si concretizzano, quasi si incarnano in personaggi per niente stilizzati come il padre Priamo e sua moglie, la regina Ecuba, il sacerdote Piritoo e l'amato Enea.

Uscito in Germania nel 1983, edito in Italia a partire dal 1987 Cassandra è un libro intenso, complesso ma sostenuto da un linguaggio puro e forte, quasi un classico.


Christa Wolf

Cassandra

E/O, 1990

Libri: "Il Canto del diavolo" di Walter Siti

Il resoconto di un viaggio, un tuffo nella modernità e nei suoi controsensi: i sette Emirati e un vecchio scrittore.

Gli Emirati arabi nel loro splendore e nella loro precaria bellezza occupano la maggior parte dell'ultimo libro di Walter Siti: “questo è l'unico Paese dove i plastici sono esattamente identici alla loro realizzazione – sia per la perfezione con cui sono eseguiti, sia per un'impalpabile carenza nella realtà: non so, quelle impercettibili sporcature provocate dall'esistere, i disordini dell'uso”.

Questo è forse il filo rosso che procede con il libro: tutto è nuovo negli Emirati Arabi, tutto è grande è bello ma è anche, in qualche modo, vuoto, inutilizzato, privo dei segni dell'umanità. Contemporaneamente si sente il fluire della vita e dell'operosità di un gran numero di immigrati dei paesi vicini (la maggior parte della popolazione) che passano da queste grandi e nuove città per lavorare e poter ritornare in patria arricchiti.

Un'atmosfera calda e sospesa accompagna il viaggio di Siti in questo paese, che è anche l'atmosfera del movimento parossistico in attesa della fine del petrolio o della crisi definitiva – e parallelamente, in uno strano controcanto, si muovono piccole storie che accompagnano il racconto, e soprattutto le osservazioni dello scrittore su se stesso, sulla sua incipiente ma già mal sopportata vecchiaia, sul suo corpo e sull'amore.Intorno vediamo la sabbia del deserto sconfitta dal cemento e da poche, stentate palme, un mare “che si ostina a non essere azzurro” e intuiamo il petrolio che ha reso questo recentissimo sogno possibile.

Walter Siti si muove fra queste costruzioni con il disagio di un europeo nutrito di una cultura millenaria e abituato a muoversi a piedi: negli emirati la passeggiata domenicale è prevista nei centri commerciali o al limite in macchina; anche la cultura è in via di costruzione e le nuovissime generazioni mescolano know how americano, istituzioni europee e tradizioni arabe.

Qui tutto è nel momento della sua nascita, plastici e ruspe sono gli oggetti che più spesso decorano il paesaggio; tutto è nuovo, tutto è una promessa: i visitatori vanno a vedere i cantieri delle straordinarie bellezze che verranno.

Un libro (e un paese) da scoprire per conoscere meglio noi stessi e la nostra cultura, di cui gli Emirati sono il frutto ancora acerbo.
(Rizzoli, 2009, pp. 205, € 16,50)
Già pubblicato su Idranet il 10/12/2009

lunedì 1 febbraio 2010

Cavalieri e fanti

[...]
Se aveste mai dormito con un gatto
o con un cane adagiato sopra il grembo,
ora sapreste che la metamorfosi è possibile -
che uomo e gatto e cane sono
entità volatili e cangianti: nel sonno
condiviso scompaiono le stinte
gerarchie fra cavalieri e fanti.

Franco Marcoaldi, Animali in versi
Einaudi, 2006.

venerdì 11 settembre 2009

Insospettabile poesia cinese

Un giorno riprenderò a comunicarvi le mie idee, ammesso che possa interessarvi. Per ora, mentre la città sotto di me naviga in una nebbia lattea per niente settembrina, vi mando una mia scoperta recente. Un po' di bellezza anche per voi.

Sembra ci sia qualcuno – hsi…nella piega del monte,
tralci d’edera l’avvolgono – hsi…il convolvolo gli cinge i fianchi.
Ecco, egli mi contempla – hsi…e sorride con approvazione.
“Signore, tu mi osservi con desiderio – hsi…la mia grazia ti ha ammaliato”.
Alla guida di rossi leopardi – hsi…linci screziate al mio seguito,
monto un carro di magnolia – hsi…e di cassia ho intrecciato una bandiera.
Orchidee mi rivestono – hsi…la mia cintura è di zenzero in fiore.
Colgo fiori soavi – hsi… per donarli a colui che domina i miei pensieri.
Ora dimoro in un silenzioso bosco di bambù – hsi…così fitto che non vedo il cielo;
la strada è impervia e pericolosa – hsi…e sono giunta ormai tardi, in solitudine.
Mi ergo sola – hsi…sulla cima della collina,
le nubi avvolgono ogni cosa – hsi…, attorno e sotto di me.
Buio a perdita d’occhio – hsi…anche la luce del giorno s’oscura,
S’alza il vento d’oriente – hsi…cade la pioggia, inviata dagli spiriti.
Io attendo il dio e indugio – hsi… dimenticando la strada del ritorno.
Ormai l’anno è avanzato – hsi…chi mai mi ridarà i fiori della giovinezza?
Sui monti – hsi….raccolgo l’erba che tre volte fiorisce,
Fra rupi e rocce – hsi…dove striscia e s’insinua l’edera.
La nostalgia di lui– hsi…mi fa dimenticare del ritorno.
Il mio signore mi pensa – hsi…ma non può soffermarsi.
L’uomo della montagna – hsi…fragrante d’erbe profumate,
beve acqua che sgorga dalle rocce – hsi…si ripara dal sole all’ombra di cipressi.
Il mio signore mi pensa – hsi…eppure esita, indugia.
Rombano tuoni – hsi…la pioggia oscura l’aria,
le scimmie stridono e gemono – hsi…per quanto è lunga la notte.
S’alza, soffia il vento – hsi…gli alberi stormiscono lugubri.
Io penso al mio signore – hsi…la dedizione a lui mi ha portato solitudine e dolore.

Per le necessarie informazioni su questo testo andate a vedere su Nazione Indiana che ne ha pubblicate qua e qua.

giovedì 20 agosto 2009

Amore per le Barbie

BARBIE ANTICRISTO

Può ruotare la testa di 360 gradi
come Linda Blair ne L’esorcista.
I suoi piedi a tacco a spillo andrebbero inchiodati
stile Gesù, ad una croce. Alcune madri hanno visto le bambole
delle figlie che levitavano sulle confezioni rosa,
e ruotavano in aria con le braccia spalancate.
Barbie è un angelo, urlano le bambine che le vogliono bene,
che venderebbero l’anima al diavolo pur di essere come lei,
che farebbero tutto ciò che chiede.

-

BARBIE OLOCAUSTO

Barbie è nata dopo la Seconda Guerra Mondiale
frutto delle sue conseguenze—donne scontente
in cucine statunitensi. Barbie
sa delle atrocità d’oltreoceano per sentito dire ma è certa
d’incarnare gli orrori della storia, ogni volta che
il cuore le sussulta con un déjà-vu. Ha un aspetto ariano, lo capisce
da come muove il braccio, impossibile per lei piegare il gomito
salutando. È sconvolta quando vede una pila
di bambole come lei, nude e sporche, nella fossa comune d’una cesta di giocattoli.
Barbie è stata da ipnnotizzatori e guaritori
e tutti hanno notato queste coincidenze, sebbene nessuno abbia potuto stabilire
con certezza se in una vita precedente fosse stata un’ebrea oppure una nazista.

-

BARBIE BEATNIK

Quando si dice un fallimento.
Barbie non è uno schianto.
Le sue dita sono tende veneziane
che rifiutano d’aprirsi. Non è alternativa,
ha un’imponente chioma e
il basco non le dona.
La sua faccia non esprime
rabbia generazionale. Se prova a
camminare scalza i piedi a tacco a spillo
le fanno male, le viene l’alluce valgo. Le piacciono le frange
le magliette colorate e i poster psichedelici.
L’amico Andy Warhol le ha perfino fatto il ritratto.
Ma non ha vene per farsi d’eroina,
non ha polmoni per fumare l’erba, non ha il ritmo per il jazz.
Preferisce il prestigio a Ginsberg,
la moda a Ferlinghetti,
la seduzione a William Burroughs.

-

BARBIE DIVERSAMENTE ABILE

A Chicago una Barbie
perde un braccio. È colpa del ragazzo della porta accanto
che l’ha usato come stuzzicadenti. Una ragazzina
si rifiuta di buttarla via
le annoda la manica destra
e il moncherino sembra una vela in un giorno senza vento.
A Seattle un’altra Barbie ha un incontro ravvicinato
con un pastore tedesco
che le lascia la faccia devastata.
Per una bambina sarebbe facile
fare le bizze e chiederne un’altra
ma questa ha
un’eruzione cutanea sulla fronte.
Sa bene che, dentro, Barbie è sempre la stessa.
A Baton Rouge la mano di Barbie si scioglie in un pugno,
una palla, qualcuno l’ha lasciata sulla stufa.
A Missoula nel Montana una bambina taglia a Barbie tutti i capelli
senza sapere che non ricresceranno più.
Le madri più creative si inventano stampelle, ingessature, turbanti.
Il nostro impulso è di distruggere ciò che è intero,
di amare e coccolare ciò che abbiamo ferito.

-

TRAGEDIA

—per Kristin Pape

A Barbie gira la testa come a Belinda Palmer,
l’attrice che interpreta la figlia e la sorella
di Faye Dunaway in Chinatown.
A Ken si rivolta lo stomaco proprio come accadde ad Edipo
quando capì che Giocasta non era solo sua moglie
ma anche sua madre.
I nostri volti ci sono sempre sembrati
familiari,
ammette Barbie, ma questo non lo dicono
tutti gli innamorati?

Abbiamo tratti fisici
simili e la stessa carnagione
, piange Ken, ma siamo sempre stati narcisisti
e questo ci eccitava
.
E quindi come hanno fatto a scoprirlo,
visto che si consideravano amanti e futuri sposi?
La Mattel catalogava lo stampo di Ken fratello di Barbie.



da KINKY / Denise Duhamel. 1997 II
Lo trovate qui su GAMM.

mercoledì 8 luglio 2009

Un po' di poesia

Taklamakan #2
di Sergio Baratto su Il primo amore online

Un episodio trascurabile delle Guerre persiane

Al porto quella notte
prima dell'assalto
avevo freddo e tanto sonno

mi strinsi a Cleomene
ci inventammo una canzone
tutto il tempo sottovoce
la cantammo
nessun altro l'ha sentita
fu come se non fosse
mai stata cantata.



***


Le balene d'agosto

Nelle sere d'estate i poeti
ai tavoli dei cocktail bar –
così ci si divertiva
all'epoca delle balene d'agosto


si adoravano i funghi mucillaginosi
i satrapi di nessun regno

il corridoio dei nostri trasporti
era così lungo che a volte
qualcuno in tutto quel vuoto
si perdeva o al peggio

faceva carriera

o si andava in massa
a venerare sciamani polacchi
chi i capelli verdi chi la pelle cotta

chi una moglie avvolta in carta da parati

Settembre mi sorprese a Mantova
con una zucca in mano

dal giornale occhieggiava
per l'ultima volta
Ahmed Shah Massud

Sono tornato in treno quella sera
con la mia zucca pesante
soffiava allora la brezza
degli ultimi giorni prima della scuola

Quel giorno, scriveranno gli esegeti
il nemico ha sfondato le linee.



***


Per la notte in arrivo

E poi medicine antrace lunghe scie di luce
ciecamente si avanzava nella caverna dei nostri tempi
scavando la carne dei nostri stessi corpi

E quando i feti nei ventri scalciavano per uscire
a trovare piccoli inferni in polimeri plastici
rubinetterie idrocarburi volentieri quelle
gozzoviglie le avrebbero lasciate ad altri

E Dante con la sua corazza tra i Persiani
in lacrime sul Golfo
gli stessi problemi di sempre
cosa sarebbe stato di noi da dove
il nostro respiro e perché

Nessuno a costituirsi nessuno che alzasse la mano
a dire Colpa mia signori
a sentir loro non c'era alcuna ragione oggettiva
per piangere le ripetizioni della storia

Quanto a Caronte affari d'oro
ne ha sempre fatti
soldi sottobanco sbarchi di clandestini
nel business tra i mondi

Oh ma io mi costruirò visioni
prenderò su grumi di paesi
prenderò una strada nuova e già lo so
che la percorrerò da solo

Si spengono adesso le luci
viene un'altra sera
Milano settembre duemiladue

Affiliamoci lo sguardo nel buio abrasivo
per la notte in arrivo
per la notte in arrivo.


***


Singing in the fallout

Come cantare sgravare il fiato
spalmarsi creme idratanti
sui calcagni tra i crateri
vallo a chiedere altrove


Chiedilo alle centomila
anime ustionate di Dresda
chedilo alla bella
Murasaki in fiamme

Chissà come avranno ballato
quando il buon pastore
se le è prese su come
si succhia il brodo

domenica 5 luglio 2009

Epitaffio.

Dedicato ai molti gatti che ci hanno preferito il regno di Ceiling Cat e Basement Cat - i quali, essendo dèi gatteschi, condividono pacificamente la ciotola nell'aldilà.



Abbiamo avuto la stessa vita, Musi, tu ed io, la stessa solitudine, lo stesso male. Pensavo a te, quand'ero lassù, e tu mi accogliesti, al ritorno, saltandomi in grembo lievemente (non poi tanto...), come al solito.
[...]
Ti minacciavo sempre col proposito di farmi un colbacco con la tua pelliccia, dopo che fossi morta: ebbene, sappi che non vi ho dato seguito. Ma avrei voluto, questo sì, destinarti un posto accanto a me: e invece sei qui, ai piedi del cipresso, in una buchetta poco profonda (perchè son luoghi di terreno duro, e quella notte non avevo tanta forza per scavare).
Sono morta un po' anch'io insieme a te: dov'è quella mia parte adesso? Spero che tu l'abbia portata dove sei: una bella giornata di sole autunnale, qualche lucertola sonnacchiosa che è troppo facile acchiappare; e tu che ti rotoli nell'erba, ora sul fianco destro, ora su quello sinistro, in alterna vicenda. Gli occhi sono socchiusi, gli zampini strofinano il muso in segno di infinito benessere.

Idolina Landolfi, Musi, Arezzo, Tipografia Busagni, 1996